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Gli Australian Open celebrano il soprammobilismo e rilanciano la top ten degli inconcludenti

La prima settimana degli Australian Open 2024 è stato un concentrato, a tratti sublime, di inconludenza, overismo indefesso (record di supertie break finali ampiamente superato), livellamenti di valori e scempiaggine tattica. Si è visto veramente di tutto. E ci si è divertiti. Un po’ meno Dimitrov, che ha ispirato questo pezzo.

Le sorprese non sono mancate, alcune sono ancora in corso, come lo scrittore Borges e Cazaux (per gli amici Il cazzaro) alla seconda settimana australiana, pronti a giocare gli ottavi. Ma abbiamo anche visto il cantante Mannarino in versione maratoneta. con quella sua sottile leggerezza lunare. Parlo al passato perché questa notte gli verrà sottratta la vita dal robot serbo, tra grida, cinghiate, orecchie rivolte al pubblico e occhi sgranati. La violenza sarà così inusitata che Djokovic non troverà neanche il tempo per simulare un infortunio.

A proposito di spietati: il premio del sadismo sinora va a Sinner, che sta divellendo chiunque con agio tonitruante, tallonato dalla versione risoluta e cattiva della sua amata geisha De Minaur, noto anche come minotauro.

Quindi, prima che la Restaurazione faccia il suo dovere nella seconda settimana (già dal terzo turno molti top hanno smesso di buttare set con qualsiasi cariatide per riprendere a vincere agile), mi sembra il caso di riportare in auge il concetto da me orgogliosamente coniato di soprammobilismo, mai così rappresentato in un torneo slam.

Per quelli che (giustamente) non seguono i miei deliri su Vite brevi di tennisti non eminenti e non maneggiano bene il concetto, il soprammobilismo è la sottile arte dell’inconcludenza tennistica, spesso accompagnata da una certa tendenza all’estetismo vacuo e frequentemente abbacinante, usualmente incentrata sul rovescio a una mano. I più grandi interpreti riconoscono a Gasquet una paternità difficilmente negabile. Molti di loro hanno il suo poster in camera, anche se si professano più frequentemente federasti. Qualcuno che ha fatto i compiti però ricorda sua maestà Leconte, come anche Noah, Cané, Nalbandian, Rios e Youzhny. Potremmo stare qui delle ore. Evitiamo.

Ne sono clamorosi interpreti perdenti di lusso come Shapovalov, ormai però in una fase totalmente manierista, il nostro Musetti e appunto il sublime Dimitrov, che, come vedremo qui sotto, grazie a uno scatto di orgoglio, si è issato in testa al mondo suicidandosi contro Borges. In Australia ha brillato anche Fokina, che pareva essere uscito dalla cantina di Leatherface.

Dicevamo di Dimitrov. La sua partita oggi ha riscritto alcuni tratti del soprammobilismo esistenziale, una sottocategoria pregante che ha trovato la catarsi in un match di finte speranze, sostanzialmente perfetto. Grande finale di stagione 2023, forma mantenuta a inizio 2024, il bulgaro parte alla grande già prima dello slam australiano, dove vince due turni in modo convincente. La fortuna gli regala lo scrittore portoghese al terzo turno, quotato 8. Dopo un’oretta di match più o meno normale, ma sofferto più del dovuto, Dimitrov si eclissa, addirittura da un set avanti, accumulando una quantità parossistica di gratuiti secondo lo straordinario schema del dritto offensivo sparato lungo e il back difensivo di rovescio sotterrato in rete.

Il sussulto al quarto set, dove alla dodicesima palla break strappa la prima volta il servizio al diversamente Karlovic, ma qui sente di voler soffrire ancora. E tutti noi con lui, capaci stoicamente di negare a noi stessi di sapere come finirà. E lui si fa rimontare per dare tutto al tiebreak del quarto set. Qui inanella altri 5 gratuiti di fila, ma Borges prova ad aiutarlo, sbaglia anche lui e 5/4 e servizio fa addirittura un doppio fallo di cui sento di potermi prendere la paternità. Il portoghese perde anche il punto successivo, ma Dimitrov, mai saturo di vacuità, decide di compiere il perfetto suidicio rituale antropologico: doppio fallo come scambio di cortesia sul suo set point, altri 2 gratuiti e ritorno in vetta al mondo soprammobilistico!

Prima di arrivare alla classifica, però, occhio a non confondere mai i soprammobili con i matti. I matti, alla Fognini, Paire, Bublik e Kyrgios sono fatti di altra pasta: hanno spesso meno voglia di giocare che me di stendere i panni e il tarlo dell’autolesionismo, ma la loro condotta di gara, quando sono in buona, non è necessariamente immobilista. Anche se nel caso di Bublik in Australia le cose sono concise. Perdere contro l’ex povero Nagal, facendo solo doppi falli nel tie break del terzo set, è stato un atto di arrogante soprammobilismo, non solo di pazzia. Lo issa sul podio!

I soprammobili sono una categoria trasversale e tutt’altro che in via di estinzione: vivono di momenti, imprese che si spengono a due punti dal match, hanno il senso del dramma al contrario, capacità di perdersi in un bicchier d’acqua; insomma di sciogliersi nei momenti cruciali.

Tutto questo per dire che da oggi, questa pagina ritrova un senso perché ospiterà la top ten mondiale del soprammobilismo tennistico.

Procediamo ordunque

1 Gregor Dimitrov 4912 punti
2 Lorenzo Musetti 3197 punti
3 Aleksandr Bublik 2722 punti
4 Stefanos Tsitsipas 2662 punti
5 Sebastian Korda 2433 punti
6 Luca Nardi 2399 punti
7 Ben Shelton 2123 punti
8 Frances Tiafoe 1922 punti
9 Martin Fucsovic 1822 punti
10 Aslan Karatsev 1772 punti

Attenzione: Dennis Shapovalov usufruisce ancora della classifica protetta

Premio alla carriera “per la capacità di dare vita al movimento del soprammobilismo eroico” a Richard Gasquet, ispiratore assoluto del nostro Musetti, che ne segue anche i dettami tattici più telonistici.