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Il video di Van De Zandschulp contro Monfils riscrive la storia della sconfitta epica

Al netto di una classifica che ha toccato la ragguardevole posizione di 22 al mondo, Botic Van De Zandschulp, per gli amici la Zuppa, è un tennista anonimo. Almeno fino alla sconfitta soprammobilistica contro Monfils, nell’Atp 250 di Doha.

L’olandese è un tennista di rara medietà tecnica e fisiognomica: ha colpi robusti, soprattutto il dritto (che a me ricorda i gesti del canottaggio, non so per quali ragioni), ma non accende particolari fantasie. Discontinuo e sperperatore di vantaggi, risponde alla categoria ossimorica – molto consistente numericamente nel circuito – di regolarista irregolare, tanto che la sua massima virtù è ingrassare i portafogli di chi è abile nel trading tennistico, se si ha il tempismo di giocargli contro quando è in vantaggio.

Ieri questa prerogativa ha assunto i connotati dell’arte, visto che il grigiore della sua attuale stagione ha avuto un sussulto, grazie al quale è entrato nella top ten delle sconfitte più epiche di sempre.

Contro di lui l’eterno nonno Monfils, al quale la terza età tennistica ha solo amplificato le tendenze al melodramma e alla furbizia tattica: chi lo incontra prova un disagio chiaro nel fronteggiare il suo circo fatto di respiri affannosi, allacciamenti di scarpe e postura eternamente sulle ginocchia. Lo confermerà Zuppa, che forse però dovrebbe guardare un po’ più in casa propria in questa occasione.

Per Zuppa sembrava una partita scontata in negativo, ma tutt’altro che epica. Pronti, via si becca un 6-1 nettissimo da un Monfils discreto, poco falloso e senza neanche necessità drammaturgiche forti.

Nonostante il secondo set veda l’olandese entrare finalmente in partita, il suo atteggiamento del corpo rimane sepolcrale, l’immagine dello scoramento tra occhi sbarrati e scuotimento costante della testa. Ci pensa il francese, come se insoddisfatto di un match che fila liscio, a farlo rientrare nella partita regalandogli un break e aprendo scenari straordinari.

Zuppa si trova 5 2 nel secondo set, momento nel quale la sceneggiatura del match passa dalle shortcut di Boris all’intelligenza virtuale ricalcata sulla figura di Charles Bennet. Qui, chi conosce Zuppa e la sua tendenza al braccismo sa che la partita può tornare sul 5/5, come puntualmente avviene. Non con queste dinamiche, che saranno comunque sono l’intro del thriller conclusivo, fatto di nove set point buttati al vento, alcuni dei quali gentilmente o sadicamente concessi da Monfils, che sembrava sperperare anche lui il vantaggio per godersi lo spettacolo.

Le parole qui vengono in aiuto e generano iperboli automatiche ma è necessario godersi anche le immagini.

Si nota subito una costante della sconfitta epica: l’essere riportato per suoi meriti o demeriti dell’avversario a set point e riuscire a fallirli quasi tutti con dei gratuiti. I primi sul suo servizio, sul 5/3 sono già abbastanza disastrosi e aprono gli scenari, lungamente evocati, per la distruzione della racchetta.

Seguono quelli sul servizio Monfils il game successivo, che confermano la tendenza zuppesca a fallire i set point sparando il dritto di metri fuori dal campo. I successivi tre però sono consecutivi: Sul 6/5 Zuppa, Monfils serve e va 0/40, ma qui piazza due vincenti con l’avversario che spera solo in un regalo; sul terzo arriva il braccino totale, con un rovescio che arriva a malapena alla rete. Segue l’espressione del disagio e nasce una tendenza che diventerà leggendaria nei momenti conclusivi. Al seguito di una delusione massima, Zuppa sfoga la sua rabbia al termine del punto successivo e non alla fine di quello che ha causato lo scoramento. Quindi racchetta divelta con rabbia tonitruante nel 15 successivo al sesto set point buttato.

Siamo all’inevitabile tiebreak.

Qui il film del match pare aver espresso i suoi picchi più alti, la faccia di Zuppa è un programma, il suo tennis è corto e avvilito, l’epilogo è chiaro: tre match point di Monfils, i primi due sul servizio. Il francese si addormenta per rubare la scena al suo avversario e si riconsegna! Quattro punti dell’olandese che torna a set point. Ovviamente lo fallisce.

Eccolo, il climax definitivo: il momento che consegna questo match alla storia. Abbiamo l’ottavo set point, quello in cui anche il cuore anche dello spettatore più sadico si infrange sull’ennesimo dritto sbagliato a campo aperto dall’olandese molto poco volante. Ci tornano in mente immagini sanguinose, tutti quanti sappiamo quanto sia meschino e disumano questo sport. Zuppa è incredulo, ma mette una buona prima e va 9/8, nono set point.

Qui, l’epica vera, il dramma autentico! Lancia la palla nella ionosfera (occhio, ancora una volta lo sbrocco è nel punto successivo al momento peggiore, roba da master in psicologia). Ci siamo

Code violation
Ball abuse
Penalty Point

Zuppa diventa il primo tennista ad annullarsi da solo un set point con un punto di penalità.

Titoli di coda? Sì, ma anche no, il dio del tennis è incattivito e particolarmente burlone. L’ultimo match point Monfils, può essere un punto normale? Zuppa butta fuori dal campo il francese che arriva male sulla palla, manda di là una benedizione, pronta a essere accolta, visto che la palla muore sul nastro.

Inutile la corsa disperata dell’olandese. Game, set and match…