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Omaggio a Fabio Fognini, finalmente nella top ten

Avevo scritto un post fluviale su Fabio Fognini e giuro era bello.

Parlava di molte cose. Del fatto che lo seguo da 15 anni nelle gioie e nei dolori, su come viene raccontato e percepito, su chi dice “se avesse la testa di Nadal” senza pensare che se avesse la testa di Nadal non sarebbe Fognini.

Ho rievocato vittorie storiche e momenti grigi, rimonte epiche da infortunato e passaggi a vuoti, ho provato a spiegare cosa sia il tennis per me. Poi è saltata la corrente e ho perso tutto.

La scrittura, per come la vedo io, assomiglia molto a una partita di tennis di Fognini, è improvvisa e imprevedibile, in continuo divenire: un flusso irreversibile, sempre uguale e sempre diverso.

Impossibile ricreare la condizione mentale che ti porta a scrivere qualcosa, quindi non ci riprovo. Sento di potervi assicurare, ancora una volta, senza stupida immodestia, che fosse un gran bel post.

Rimarrà per sempre nell’oblio, differentemente da Fabio Fognini che l’oblio lo nega perché è nella top ten! Nell’anno in cui sembrava iniziata la parabola discendente. Un’impresa che in Italia non accadeva da una quarantina d’anni e che porterà sul carro dei vincitori anche i detrattori più tetri del ligure.

O forse no. Fa lo stesso. Complimenti Fabio!