Omaggio fortemente voluto (e dovuto) a Marcos Baghdatis

Omaggio fortemente voluto (e dovuto) a Marcos Baghdatis

  • Può darsi che Marcos Baghdatis, stamattina, abbia pensato all’incipit di Open di Andre Agassi.

    Ne avrebbe avuto tutto il diritto, visto che si racconta dell’immediata vigilia di un match che lo ha visto protagonista, una partita di straordinaria bellezza e ricca di pathos, l’ultima vittoria in carriera dal Kid di Las Vegas.

    Correva l’anno 2006, non a caso la stagione in cui Marcos ha scritto le pagine più importanti della sua storia tennistica, che si è conclusa oggi, a Wimbledon, contro Matteo Berrettini.

    Ho sempre avuto un debole per questo adorabile cipriota dall’eterno sorriso. Se Agassi odiava il tennis, di una passione oscura e segreta, ho sempre visto Marcos come il manifesto della voglia di giocare a tennis. Esatto, giocare.

    Braccio d’oro, fisico non sempre collaborativo e propensione al sacrificio non esattamente da stakhanovista, tanto da farlo definire il prototipo del tennista “ambizioso, ma fino a un certo punto” dal suo coach storico, Patrick Mouratoglu, dopo una separazione che non ha risparmiato bordate da ambo le parti.

    Dicevo del 2006, l’anno migliore, per distacco. Impossibile, per me, non tifare in maniera smodata per lui nella finale di Melbourne, contro un Federer all’apice della sua dittatura.

    Quel sorprendente 7-5 nel primo set resta il punto più alto della sua carriera, anche se – a domanda precisa – lui dice di preferire la vittoria, sempre con Federer, nel terzo turno del torneo di Indian Wells 2010.

    Come dire, ok la gioia il giocare e tutto il resto, ma se si vince è sempre meglio.

    Nel corso dell’anno sono poi arrivati una semifinale a Wimbledon, la prima vittoria in un torneo Atp (delle quattro complessive), a Pechino, il best ranking al numero 8.

    Il resto della carriera, tra alti e bassi, uscite dai primi cento e recuperi anche nel circuito challenger, non è stato all’altezza di quel meraviglioso 2006, ma pazienza, è andata così.

    Ci mancherà, perché in un tennis un po’ troppo omologato e povero di personaggi non vedo all’orizzonte uno con le sue caratteristiche, ma questo non è il momento della tristezza, è il momento della festa fino a tarda notte e dell’ouzo a fiumi.

    Viva il subcomandante Marcos Baghdatis!

    (Ah, apprezzabile e commovente il gesto di Mager, che ha perso di proposito a Ludwigshafen per evitare di superarlo in classifica)