Tennis Law: la legge Rino Tommasi spiegata bene

Tennis Law: la legge Rino Tommasi spiegata bene

Il tennis, come tutte le manifestazioni umane dove la scaramanzia fiorisce rigogliosa, vive di strane leggi, all’apparenza irrazionali ma in realtà fondate su anni di esperienza.

Abbiamo già parlato della Legge del lucky loser, di quella del 6-0 pesante, parleremo della più aiellista delle leggi, quella del baratro, ma non si può dimenticare la madre di tutte le leggi tennistiche, la Legge Tommasi.

Dettata da chi viene giustamente considerato come il Maestro di tutti noi, indegni discepoli, essa stabilisce il seguente postulato: il tennista che vince un torneo subirà, nella settimana successiva, una inevitabile sconfitta al primo turno, con tanto di martirio e gogna mediatica.

Non intendo portare qui elementi statistici che possano avvalorare o meno la tesi, un assioma non ha bisogno di essere dimostrato. Resta il fatto che, nel corso degli anni, la cosa si è verificata con una certa regolarità.

I tennisti, che evidentemente conoscono la potenza della Legge, cercano le scuse più fantasiose per ritirarsi all’ultimo momento: infortuni diplomatici, proibizioni di madri (cit.), morie di parenti della quarta generazione, smarrimento di racchette, varie ed eventuali.

io credo che ci sia inoltre lo zampino dell’Associazione giocatori nella regola che qualche anno fa ha esentato le prime teste di serie dalla disputa del primo turno nei tabelloni dei 250; un modo astuto per permettere ai tennisti più forti di sfuggire gli effetti nefasti della Legge.

Tutto questo per dire che, oggi, due tennisti scenderanno in campo con la spada di Damocle tommasiana sulla testa: Matteo Berrettini e Adrian Mannarino.

Entrambi, però, possono contare su applicazioni della regola in deroga a quella generale.

L’italiano, vincitore a Stoccarda, sfida Basilashvili, noto per apprezzare l’erba come un puritano particolarmente bigotto. Lo soccorre quindi il postulato tardo scolastico ‘se avversario scarso, no Legge Tommasi’ (Vujadin Boskov).

Il caso di Mannarino è più complesso. Oltre al naturale appagamento per il primo titolo in carriera, il francese deve fronteggiare un avversario di tutto rispetto e decisamente a suo agio sui prati come Kyrgios, ed è decisamente sfavorito anche per i bookmakers. Può aggrapparsi quindi solo alla Legge del cazzaro che si alza con il piede sinistro e sperare che Nick abbia fatto nottata, guardando sedici puntate di qualche serie prescindibile su Netflix.

La Legge Tommasi dimostrerà ancora la sua efficacia? Ai posteri l’ardua sentenza, con la netta sensazione che la pioggia che si sta abbattendo implacabile su Londra sposterà la soluzione (almeno per quanto riguarda Mannarino) a domani.