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Tutti i voti e le pagelle del tennis di gennaio nel segno di Jannick Sinner

Gennaio 2024 ovvero il mese del trionfo indicibile e stordente di Jannick Sinner. L’altoatesino rende obbligatorio riaprire questa rubrica.

Peccatore vive ed educa. Primo slam in carriera, primo italiano a vincere gli Australian Open; arriva in semi senza perdere un set, redime l’imbattibile robot Djokovic, va sotto di due set in finale con Medvedev, ma lo ara al quinto. Alza la coppa, dice cose intelligenti nella premiazione, diventa l’idolo di chi non sa nemmeno cosa sia una palla break, divelle Amadeus. Voto 10

Arthur Cazaux
Del cazzaro si parlava già molto in età giovanissima, ma dopo qualche ottimo risultato sceglie di farsi sedurre dal fascino dell’eterno challengerismo. Potenziale soprammobile si ribella al suo destino giocando un Australian Open sontuoso, perfetto soprattutto contro Rune. Un fuoco di paglia? Sembra di no, anche se pochi minuti fa ha perso una partita vinta nella sua Montpellier, contro il grigio Aliassime, servendo per il match. Otto di fiducia

Nick Kyrgios
Non ho ancora capito di quale entità sia il suo problema fisico, sicuramente inferiore a quello mentale, ma Nick rimane personaggio anche quando non gioca. In Australia si reinventa cronista e mostra di avere i numeri. Già epica la chiosa su Sinner (“is the king”) dopo un megascambio contro la piovra in finale. Sette con un filo di nostalgia

Carlos Alcaraz
Sgomma, spacca, affetta, esplode, recupera. Attualmente il suo tennis è attraversato da sprazzi di bellezza assoluta, ma non ha alcuna direzione tattica, sa fare tutto, ma quasi mai nel momento giusto. In qualsiasi contesto sembra preda della necessità di sperimentare soluzioni nuove. Dopo Wimbledon qualcosa si è rotto è evidente, ma ha tempo e possibilità per tornare al ruolo che la storia gli impone, quello del dittatorino. Voto 5

Alexander Bublik
A me ricorda sempre Stanis La Rochelle quando grida a Martellone che non fa ridere! Sembra provarci senza riuscirci. Il kazako è un ossimoro. Dovrebbe avere le stigmate del mio tennista preferito (estemporaneo, matto come un cavallo, velleitario e burlone) ma la sua inconcludenza non ha nulla di epico, pare un bambino un po’ tardo che non sa uscire dal personaggio. La sconfitta in tre set secchi contro Nagal in Australia ha rasentato il ridicolo, con l’indiano immobilizzato dalla paura e lui che chiude con un pugno di doppi falli. Voto 2

Denis Shapovalov
Da talento folgorante (?) a soprammobile conclamato, ormai ha superato anche quella fase, anche se si impegnerà per riappropriarsene. Ora però veicola solo tristezza e annoiato manierismo. Inizia l’anno prendendo una stesa solenne da bruttezza Ofner, poi perde in 3 da Mensik al primo turno australiano. A Montpellier asfalta l’umorale Gaston e poi perde a modo suo da Bublik, che sembra quasi solido in confronto al canadese. Da lui ormai non ci si aspetta più neanche l’exploit improvviso. Agonia e scherno. Voto 1

Gianluca Mager
Drammaticamente impresentabile per tutto il 2023, anche prima, va a fare Challenger in Sud America e prosegue il suo cammino patetico portando a casa 4 miseri game contro il ragazzino Fonseca. Buenos Aires proprio non gli piace: settimana dopo perde anche da Kicker. Non si fa in tempo a decretarne la morte definitiva che arriva il guizzo senza senso, puramente non eminente. A Punta del Est infila infatti 7 vittorie di fila (quali comprese). Porta a casa l’epico derby degli scazzati con Cecchinato vincendo con agilità inconsueta la semifinale, prima di battere Tirante in finale. La settimana dopo non paga nemmeno la Legge Tommasi e vince due turni a Piracicaba. Domani incontra la tds 1 del torneo, sbadiglio Coria. Non so che pensare. Voto 7

Lorenzo Musetti
I mai amati campi veloci australiani ci regalano un Musetti deciso a giocarsela direttamente dal campo adiacente. A 22 metri dal campo la tecnica può poco e al secondo turno esce con Van Culo prendendo tipo 10 game in faccia consecutivi dopo aver tenuto i suoi soliti 80 minuti scarsi. Da casa sarò facile essere severi, ma Lorenzo sta superando il suo maestro Gasquet a livello di autolesionismo tattico. Voto 4